L'UOVO DELL'UCCELLO DI FUOCO

Anonimo

Ricercata e Rinarrata da Bario Gianini

Traduttore

Dario Sanguini


Una curiosa peculiaritá del genere umano é il suo interesse per il soprannaturale. Nel corso dei millenni, molti racconti sono nati dalle fiamme danzanti di innumerevoli bivacchi e cucine. Quando i bivacchi esistevano solo da poche migliaia di anni, il capo di una famiglia comprendente centoundici persone, parló loro (Era anche un guaritore ed un narratore di storie) di un grande sogno profetico che aveva fatto entrando nella profonda notte del regno del sogno.


In un arena naturale, una piccola valle a forma di disco alla base della montagna, l'intera tribu s'accovacció intorno al fuoco pronta ad ascoltare. Egli inizió a parlare:


"Ho sognato il sogno dell'uccello di fuoco ed inizió improvvisamente. Mi sembrava come se mi fossi svegliato e la mia borsa di cuoio per il cibo era in fiamme, corsi verso il ruscello da basso per estinguere il fuoco, ma, lungo il tragitto, che nel sogno appariva lontano ed io correvo lento come il respiro di uno che dorme, il calore delle fiamme divenne cosi insostenible che dovetti gettarlo nella nostra fossa delle ossa."


Quel mucchio di ossa divenne rapidamente incandescente con fiamme luminose di splendida forma e mandava su alle stelle, spirali di minuscole scintille brillanti. Vidi apparire poi un grande uccello, all'inizio sovrapposto alle stelle della notte perché la luna non c'era. E come discendeva tra le scintille nel mezzo delle fiamme, si adagió lentamente in quel magico fuoco come un' aquila che va al suo nido. Le fiamme si innalzarono fino al cielo, lentamente morirono e si raffreddarono, formando un bellissimo cono di cenere, perché non c'era vento.


Tre volte il sole passó nel cielo e la snella falce di luna apparve. Per tutto il tempo tutti voi stavate dormendo, ma potevo sentire tutte le vostre voci cantare e ritmare nelle mie orecchie le parole di una canzone, con strane urla d'uccello, il tutto mescolato con la melodia che risuonava nel momento in cui la bellezza dell'uccello d'oro era consumata dal fuoco.


"Aveva la testa di un gallo con una splendida cresta rosso sangue, con grandi occhi neri che piangevano lacrime di cristallo, la sua schiena era curva come un quarto di luna, le piume della coda luccicavano ed ardevano con tutti I colori dell'arcobaleno. I suoi potenti artigli avevano dita lunghe e nere e speroni acutamente mortali, che entrarono nelle fiamme come il suo corpo fu arso dall'alba al tramonto del primo giorno. Il secondo giorno un turbinio di scintille si innalzó dalla pira dell'uccello di fuoco ed il terzo giorno si raffreddó in un cono di candida cenere. Nel frattempo tutti voi dormivate é nel vostro sonno canaste la grande canzone dell'uccello di fuoco.


"Io sono l'uccello di fuoco
Nato da una montagna di cristallo
Nel cuore del sole.
Per essere la guida di anime ed uomini
Porto luce ed amore e doni inaspettati.
Vengo a questo sacro fuoco
Ogni cinquecento anni
Per morire: E morendo canto
Della gioia e del dolore che ho visto.
Io sono l'uccello di fuoco
Ed il mio sangue nutre il corpo.
Ho visto lune nascere sul gigantesco Giove
E ho danzato tra gli anelli di Saturno
Ho attraversato il grande abisso
Visto cascate di meteore oltre la Stella Polare.
Sono stato testimone della nascita e morte
Di ogni essere vivente.
Ho ascoltato il gentile raschiare del pulcino
Nell'uovo, il tuono di molte acque.
Il grido di dolore della terra
Quando I terremoti squarciano il suo mantello
Ed il silenzio sulle cime remote
Di montagne coperte di neve
Io sono l'uccello di fuoco
E per coloro che sanno ascoltare
Porto la saggezza."


Quindi l'uccello volse la sua testa verso di me, il suo corpo quasi completamente consumato dal fuoco, e guardó cosí intensamente nei miei occhi, che non potei vedere altro. La canzone continuó; "La saggezza non puó essere rivelata apertamente, perche sarebbe troppo semplice, e tu non accresceresti la tua comprensione. Ma non é una coincidenza che io sia venuto da te, perché il tuo nome combinato con il mio é il seme che ti porto. Addio!!..."

E con quello, la grande testa sprofondó nelle fiamme e piú nulla rimase. Adesso il capo, che era'anche un guaritore e un narratore di storie, si fermó per un attimo e i suo occhi si riempirono di lacrime che rotolarono giú sulle sue guancie.

"Mia amata gente, mentre voi tutti dormivate il fuoco si spense e si raffreddó ed il sole attraversó il cielo altre due volte. Quindí, come il sole nacque un'altra volta, la sua prima luce cadde sul mucchio di cenere bianca. Lo mosse e la grande testa dell'uccello apparve, rinata dalle proprie ceneri. Quando anche il suo corpo era finalmente libero dalla cenere egli grido´; "Addio, Addio, Addio!!"

E con qualche battito delle sue potenti ali voló via verso il sole con la rapiditá di un fulmine.


"Dopodiché mi svegliai nel mio letto tutto intimorito dal potere della mia visione. La borsa del cibo era accanto a me. Ma quando andai alla nostra fossa delle ossa - meraviglie delle meraviglie, era diventata, come voi stessi avete potuto vedere questa mattina, una pila di cenere bianca come la neve. Cosí, per risolvere questo mistero e trovare la saggezza, io e Cervo Rosso, il piú giovane dei miei figli, partiremo prima dell'alba per un viaggio di ricerca spirituale. Il piú anziano dei miei figli, Gufu Saggio, sará in mia assenza il vostro capo, guaritore e narratore di storie."

La notte era calata da circa un'ora, cosí che il capo Fango e suo figlio Cervo Rosso si addormentarono lasciando detto di essere svegliati quando le preparazioni per la loro partenza erano state completate. La gente della tribú li sveglió due ore circa prima dell'alba con una colazione a'base di carne, radici e bacche e acqua limpida e fresca da bere. Le loro armi e la borsa del cibo erano pronte.


"Onorevole Fango, ti amiamo cosí tanto che ci risulta molto difficile vederti partire. Ti aspetteremo nei nostri posti finché tu e il tuo onorevole figlio non sarete tornati. Hai sognato ieri notte? Puoi dirci qualcosa?"

Fango sospiró: "Si," disse, "Ebbi una visione, ma strana, cosi strana. Ho visto giganteschi uccelli di pietra volare piú in alto delle nuvole, senza muovere la ali che avevano sotto di esse fiamme ruggenti. Intere tribú sedute su lussuose poltrone all'interno del corpo dell'uccello, mangiando e bevendo tranquillamente, come se nulla fosse.

Altri Uomini, in strane vesti luminose come la Luna, parlavano a dei sassi che istantaneamente mandavano le loro parole ad altri sassi che rispondevano da grandi distanze. Altri uomini in vesti di Luna con le loro teste dentro bolle di acqua viaggiavano in un grande uccello di pietra verso la luna, e immagini come quelle che facciamo nelle sacre caverne, si muovevano ed erano piene di luci e suoni. Sembrava come se queste immagini, all'interno delle bolle d'acqua erano vere, stranamente scolpite e segnate sulle rocce.

Questa gente viaggiava anche all'interno dello stomaco di mammut di pietra insieme ad altre pietre piatte che non finivano mai. Questo e molto altro, di cui non posso parlare, perché non esistono parole che io possa usare per parlarne.

"Per tutta la durata della visione c'erano inoltre rumori come di tuono o come il fracasso di innumerevoli rocce che cadono, il rumore di uccelli ed insetti e di strane voci, il tutto molto strano, come succede solo nel mondo dello spirito."

La visione fu ricordata dalla tribú per essere raccontata quindi Fango e Cervo Rosso partirono alla ricerca del grande uccello di fuoco.

Come Fango e Cervo Rosso si avviarono e scomparvero nella distanza, due gemelli nacquero da Ani, la moglie di Gufo Saggio, il figlio piu anziano di Fango. Furono chiamati Ren, che era maschio, e Orca, una femmina. Molte lune piú tardi, Orca e Ren andarono di nuovo ai piedi della montagna, conosciuta come la montagna dell'uccello di fuoco. Erano nel luogo dove erano nati per la nona volta dalla loro nascita, il luogo dell'Uccello di Fuoco, che la tribú visitava ogni tredicesima luna e vi rimaneva a cacciare per due o tre lune.

Ren ed Orca, che erano molto bravi con le loro mani e veloci con la mente, andarono giú al fiume con ossa attentamente selezionate per pulirle e farne delle spade e punte da lancia, e aghi per cucire. Conoscevano molto bene la storia dell'Uccello di Fuoco poiché l'avevano ascoltata molte volte. Da piccoli avevano spesso giocato con il fango sulle rive del fiume, per farne animali e bambole facendoli poi indurire al sole.


Quando entrambi stavano discutendo della storia dell'uccello di fuoco, ad Orca venne un idea: costruire un uovo cavo con il fango. Orca fece l'uovo in due metá, il piu sottile possibile, come un vero uovo. Lo lasciarono ad asciugare al sole, ed erano molto eccitati, perché avevano creato una connessione tra uccelli e fango, proprio come la storia suggeriva.

Una volta asciutto ed indurito, lo posero lentamente sul fuoco dove l'uovo si spaccó e si ruppe e nulla quindi successe. Ma Orca e Ren continuarono a provare ogni giorno finché Ren ebbe un idea: forse le uova si rompevano perché lo spirito dell'uccello all'interno non poteva uscire, cosi disse (e fece) di praticare un piccolo foro nell'uovo affinché lo spirito dell'Uccello di Fuoco potesse scappare. Questa volta misero l'uovo con il suo foro lentamente sul fuoco, ammucchiando prima piccoli pezzi di legno, poi pezzi piu grandi. Erano cosí eccitati che fu loro difficile prender sonno; si alzarono giusto prima dell'alba, per tirar fuori l'uovo dalle ceneri ardenti, usando una mazza;

"Presto si raffreddó e quindi poterono toccare l'uovo di argilla lavorata. Orca accarezzó l'uovo e chiamó dolcemente per far uscire il pulcino dell'Uccello di Fuoco. Nulla accadde. Quindi Ren prese l'uovo e fischió come un uccello per far uscire il pulcino. Piano piano fischio sempre piú vicino al foro dell'uovo finché il suo labbro inferiore toccó l'uovo: improvvisamente uno splendido suono usci´ dall'uovo stesso. Ren fu cosí sorpreso che fece cadere l'uovo che si spaccó in due metá sul terreno pietroso. Dopodiché portarono le due metá giú nel luogo speciale sugli argini del fiume. E scoprirono che le due metá potevano tenere l'acqua tutto il giorno ed il fango non diventava fango di nuovo: il primo vaso!!


Lo dissero alla madre Ani che andó con altri amici giú al fiume e costruirono le prime tazze, vasi, recipienti e contenitori e giocattoli. Quindi misero tutti questi oggetti nel fuoco e dal quel giorno poterono conservare il cibo ed il grano che avevano raccolto al sicuro da insetti e acqua. Potevano cuocere radici e suonare con le Uova dell'Uccello di Fuoco. Seguí una grandissima festa e celebrazione perché la scoperta consentí loro di fermarsi e di conservare il loro cibo e poterono aspettare per gli animali da cacciare piuttosto che doverli seguire nei loro spostamenti. Nello stesso tempo Fango e Cervo Rosso erano tornati e la festa diventó estaticamente gioiosa. Fango sorrise e disse:

"Cosí, O mia gente, specialmente i miei nipotini Orca e Ren, avete scoperto i doni dell'Uccello di Fuoco. Questo ha cambiato il corso della storia umana. Per quanto riguarda Cervo Rosso ed io. Abbiamo avuto molte grandi avventure e abbiamo scoperto molto sul mondo e la vita, molte cose che saranno utili a tutti noi, ma queste sono altre storie che possono attendere," con questo alzó il suo nuovo calice: "Mio amato popolo `urlo' facciamo un brindisi i ai miei intelligenti nipotini Orca e Ren ed alla loro scoperta dell'uovo dell'Uccello di Fuoco."

L'intera tribú applaudí e gridó e rise di gioia. Questo fu l'inizio delle comunitá stanziali, dell'agricoltura e della civiltá.


Epilogo

I giocattoli rimasero tali per piú di 300 anni fa un fornaio italiano di 17 anni che era anche un musista decise di accordare i giocattoli appropriatamente e da allora la versione europa del flauto tondo l'"ocarine" nacque

La storia seguente del "Donati" é ben documentata sia in Italia che nel resto dell'europa,all'est come all'ouest.

L'ocarine italiana fu diffusa maggiormente tra 50 e 100 anni fa,e fu cosi tanto apprezzato il suo tono puro che essa ha persistito e si é diffusa.

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